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Algeria: lo stato della libertà di espressione, il rapporto

A cura di Francesco Diasio • 12 Ottobre 2007

Secondo Reporter senza frontiere (Rsf), fonte autorevole in fatto di monitoraggio dei media, l’Algeria non è uno dei paesi in cui la condizione del giornalista sia delle peggiori. Si tratta piuttosto di una situazione in bilico tra la speranza nata dal processo di riconciliazione nazionale e il pericolo di una scelta autoritaria, che in Algeria ha solida tradizione.

Libertà di espressione in Algeria, il dossier (Download Pdf)

Emanuele Giordana, Francesco Diasio

Parlare di un paese dove esiste un rischio, reso evidente dai fatti degli ultimi anni, e non di altri in cui la libertà di stampa versa in condizioni molto più gravi, è anche il segno che questo breve lavoro non ha intenti censori o persecutori.
Occuparsi della condizione in cui vivono i nostri colleghi dei paesi del Mediterraneo non è un modo per dire né che “noi italiani siamo più bravi” (non è davvero questo il caso in un paese dove la libertà d’espressione è stata di recente ripetutamente colpita) , né che qualcuno detiene il massimo sapere o la miglior performance in fatto di libertà. Quest’ultima è, a nostro avviso, una continua terra di conquista e resta fondamentale, perlomeno, non arretrare.

Questo dossier sulla libertà di stampa in Algeria è il primo lavoro che Lettera22 e Amisnet, con la collaborazione di Rsf e il sostegno della Federazione nazionale della stampa e dell’Amarc, l’Associazione mondiale delle radio comunitarie, presentano alla stampa. Ed è il primo di quella che speriamo sarà una lunga serie dedicata ai paesi del Mediterraneo, bacino in cui l’Italia svolge un ruolo importante non solo geograficamente.
E’ una scelta, forse anche opinabile, che parte dal desiderio di avere un numero sempre maggiore di osservatorii sulla stampa che siano una garanzia anche per noi. In altri termini, c’è da augurarsi che ne sorgano altri (ad esempio uno formato da giornalisti maghrebini, perché no?) che possano segnalarci, per dirla biblicamente, la trave nel nostro occhio. Chi meglio di un collega che vive in un altro paese può giudicare cosa accade in Italia, ma anche in Spagna o in Bosnia, senza indulgere, come spesso accade, a quelle attenzioni che si devono ai proprio colleghi o ai propri padrini?
Questo lavoro è stato redatto dai giornalisti di Lettera22 ed Amisnet (ma il ringraziamento va in particolare a Lucia Sgueglia e Sonia Grieco) con la collaborazione di Reporter senza frontiere (sezione italiana e francese). Ma non sarebbe stato possibile senza il contributo della Fnsi che, sotto la direzione di Paolo Serventi Longhi, ha saputo gettare più volte uno sguardo al di là del cortile di casa, uscendo da una mera logica sindacale a fini puramente interni.
Un ringraziamento all’Amarc per il sostegno a un’iniziativa che, speriamo, non resterà isolata. E un ringraziamento fondamentale ai colleghi algerini che ci hanno consigliato, suggerito, guidato in questo lavoro e che hanno anche impiegato il loro tempo per rivederlo. Ne è nata una collaborazione che siamo convinti proseguirà e che forse servirà a rendere la stampa italiana, noi per primi, più attenta a quanto accade a poche miglia marittime dalle nostre coste solatie.
Infine: questo lavoro non è nato per caso, ma dall’incontro con una regista, Maria Pia Daniele, e un’associazione culturale, la Deep, nel cui statuto si fa riferimento a un teatro di impegno civile. Ci è dunque piaciuta l’idea di lavorare assieme e di produrre questo dossier contemporaneamente alla rappresentazione in un teatro di Roma della pièce “PortaSudEuropa”, una storia che parla di una giornalista algerina e di chi cerca di farla tacere.
La libertà d’espressione non riguarda solo i giornali. Riguarda, se così si può dire, tutto il nostro agire, il nostro pensare, dunque l’arte, la letteratura, la cultura, ogni forma di creatività umana. E ancora le violazioni della libertà d’espressione sono un affare del tutto interno a un paese o investono, in qualche modo, anche le nazioni vicine? Nel nostro specifico, cosa fa l’Italia se viene a conoscenza di una censura, di una violazione, di un’espulsione? Come accogliamo, ad esempio, chi chiede asilo per motivi politici? Le questioni sono concatenate e portano lontano. E dunque un dossier sulla libertà di stampa, pur essendo un piccolo contributo, è anche un modo per abbracciare con lo sguardo orizzonti più ampi.

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