La scommessa delle radio… nei containers
A cura di Francesco Diasio • 24 Aprile 2008
La terza tappa della scommessa ci porta a Mbuji Mayi, una delle aree più disagiate del Congo. Mbuji Mayi è la regione delle contraddizioni: da una parte c’è la ricchissima lobbie diamantifera, dall’altra parte la povertà estrema. Radio e negozi sono costruiti dentro i container e la luce è spesso un optional.
In questa città Pari ha incontrato una serie di emittenti confessionali, portavoce di movimenti religiosi. “Qui nelle radio è difficile che ci siano anche i pc e i telefoni”, racconta il nostro Francesco Diasio. Non sembra essere meglio la situazione a Mwene Ditu , un paesone di 800.000 persone a 150 km da Mbuji Mayi che Pari ha visitato subito dopo aver lasciato Mbuji Mayi. “Qui ognuno deve provvedere alla propria corrente elettrica. I giornalisti che leggono il Gr devono essere accompagnati da qualcuno che con una torcia gli illumina le notizie da leggere”, dice Francesco. In questa piccola città la delegazione di Pari ha fatto visita all’antenna locale di Radio Okapi, la radio delle Nazioni Unite nata nel 2002. Tre passaggi pubblicitari giornalieri costano tre euro al mese e ognuno deve procurarsi il proprio gruppo elettrogeno per provvedere alla propria autosufficienza energetica.
Dopo la visita alle radio di Mwene Ditu, Pari ha fatto ritorno a Mbuji Mayi, dove con sorpresa hanno raccolto le critiche delle radio che non avevano ricevuto il sostegno di Panos. “Queste emittenti sono soprattutto di proprietà dei grandi commercianti di diamanti, che non hanno gradito la “discriminazione” attuata dal progetto”, ha concluso Francesco.
Tra emittenti confessionali e radio nei containers. Il diario di viaggio di F. Diasio [7:01m]: Play Now | Play in Popup | Download
